storia sondra

Mi chiamo Emanuela Giambelli, ho 53 anni e vivo in un paesino di montagna, Esino Lario, in provincia di Lecco.

Sono sposata con Marco da 32 anni, ho due figli Francesco di 30 anni e Sabrina di 29 e sono nonna di due bambini Mirco e Veronica.

Il 5 dicembre del 2016 all’età di 44 anni ho avuto la diagnosi di carcinoma duttale infiltrante G3 ormonosensibile al seno sinistro. L’11 gennaio 2017 presso la Clinica Mangiagalli di Milano mi sottopongo a un intervento di quadrantectomia per la rimozione del tumore e di mastoplastica riduttiva al seno destro per rimodellarlo. Nel corso dell’intervento viene asportato il linfonodo sentinella che presenta una micrometastasi e mi viene fatta la dissezione ascellare di 22 linfonodi. Successivamente mi viene fatto il passaggio in cura all’Ospedale di Lecco dove inizio il mio percorso di chemioterapia seguendo lo schema 4EC una ogni 3 settimane, 12 TAXOLO ogni settimana e  30 sedute di radioterapia.

Premetto che ho eseguito l’esame perché qualche mese prima mi ero accorta di avere una sorta di smagliatura sotto il seno sinistro. Ricordo ancora le parole del medico che mi ha eseguito l’ecografia dopo aver fatto la mammografia.

Dopo varie domande che penso siano di routine: ha figli? Ha allattato? Se sì per quanto tempo? Il medico mi dice di rivestirmi. Poi guarda e riguarda le immagini della mammografia e dell’ecografia e mentre scrive il referto mi dice: “viva serenamente questa cosa, oggi con le cure a disposizione si guarisce. La mando da un chirurgo”. Per me il buio completo, non capisco dove vuole arrivare esattamente, non chiedo nulla, ma afferro la cartelletta con i miei esami ed esco velocemente. Solo fuori, una volta salita in macchina apro il referto e leggo :”presenza di nodulo neoplastico”.

Durante la mia malattia ho avuto vicino in primis mio marito, i miei figli e alcuni famigliari. Ho ritrovato molte persone con le quali, per le dinamiche della vita, ci si era allontanate. Ho fatto nuove amicizie in ospedale durante il periodo delle terapie, alcune di loro purtroppo non ce l’hanno fatta e con altre siamo ancora in contatto. Infine ho avuto vicino a me delle persone speciali, le infermiere del Day Hospital Oncologico dell’ospedale Manzoni di Lecco. A loro va la mia gratitudine. Mi hanno accolta e guidata nel mio percorso di cure donandomi sempre un sorriso e facendomi sentire a mio agio anche quando la giornata non era delle migliori.

Sicuramente il cancro mi ha cambiata profondamente sia da punto di vista fisico che psicologico. Mi ha resa prima di tutto una persona “selettiva” ho preso consapevolezza che chi ha voluto starmi accanto lo ha fatto e chi ha scelto di lasciarmi la mano nel periodo peggiore della mia vita può continuare a non esserci per tutto il resto. La mia malattia mi ha aperto oggi, fino a quel 5 dicembre avevo dato troppo a chi non meritava. Durante questo periodo difficile ho imparato a guardarmi dentro, a mettere in discussione ciò che avevo fatto fino a quel momento, a riconoscere di aver avuto comportamenti a volte sbagliati con chi non meritava e soprattutto ho imparato a prendermi più tempo per me stessa e ad apprezzare tutto ciò che la vita ci offre senza dare nulla per scontato.

Il mio incontro con AIMAC è stato puramente casuale. A marzo di quest’anno mio figlio ha avuto la diagnosi di tumore al testicolo. Mentre stavo cercando delle informazioni in merito mi sono imbattuta sul Vostro profilo dove trattavate proprio l’argomento in modo dettagliato, da lì ho iniziato a seguirvi anche sui social.

Oggi posso dire di essere una donna diversa sia per il mio trascorso che per l’esperienza che la vita mi ha riservato in questi ultimi 9 mesi. Io ho vissuto il cancro da figlia, nel 2008 mio papà ha avuto un carcinoma alla laringe, l’ho vissuto sulla mia pelle e quest’anno l’ho vissuto da mamma. E’ stato come essere travolta da uno tsunami. Ho provato un senso di impotenza misto a paura che è indescrivibile. Mi sono fatta forza con la mia esperienza e il mio vissuto da paziente oncologica per accompagnarlo e guidarlo in quello che sarebbe stato un percorso non semplice ma in cui non si sarebbe sentito solo e smarrito.

Oggi a distanza di 8 anni dalla mia diagnosi di tumore sono una persona che cerca di raccontare la propria esperienza per poter essere d’aiuto a chi sta vivendo la malattia ma anche a chi deve assistere un paziente oncologico. Nel corso delle cure mi sono appuntata tutte le mie impressioni, le mie emozioni ed esperienze che ho raccolto qualche anno dopo in quello che mi piace definire il mio diario di bordo: DAL FONDO DEL POZZO La mia risalita dopo il tumore al seno. Credo che la condivisione sia fondamentale, parlarne fa bene a chi ha vissuto la malattia ma anche a chi deve iniziare il suo percorso di cure. Io personalmente ho conosciuto molte persone anche sui social, che ho definito nel mio libro “socialmente utili”, con le quali ho potuto confrontarmi e alle quali ho potuto chiedere anche qualche consiglio.

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