Le terapie a bersaglio molecolare si caratterizzano per un particolare meccanismo di azione che consente loro di legarsi specificamente ai bersagli molecolari identificati nelle cellule tumorali, rendendo altamente selettiva l’azione, lasciando del tutto inalterate le cellule normali, contrariamente a quanto avviene con la chemioterapia ‘classica’.
Le terapie a bersaglio molecolare possono essere utilizzate in funzione dell’assenza o presenza di una data alterazione genetica (biomarcatore), in genere una mutazione o una fusione. Se questa è assente, il paziente non può essere sottoposto a quella specifica terapia a bersaglio molecolare perchè sarebbe inefficace e verrà, pertanto, trattato con le terapie disponibili più adatte al suo caso. La ricerca dei biomarcatori si esegue solitamente sui campioni di tessuto raccolti nel corso della valutazione della malattia, ma a volte può essere eseguita anche su un campione di sangue (biopsia liquida).
Nello sviluppo del melanoma sono coinvolte le seguenti mutazioni genetiche: mutazione correlata principalmente con i melanomi associati con l’esposizione intermittente al sole; mutazione correlata con i melanomi della cute esposta cronicamente al sole (come il volto); mutazione correlata con i melanomi della cute minimamente esposta al sole (come mani e piedi, ecc.).
Tra i tanti tipi di terapie biologiche attualmente disponibili, quelle più utilizzate per il trattamento del melanoma sono:
- Inibitori di BRAF: la mutazione del gene BRAF V600 è presente in circa la metà dei casi di melanoma. I farmaci biologici utilizzati sono vemurafenib (Zelboraf®), dabrafenib (Tafinlar®) ed encorafenib (Braftovi®). (Tafinlar®) e trametinib (Mekinist®).
- Inibitori di MEK: questi farmaci bloccano l’azione del gene MEK, rallentando la crescita delle cellule. I farmaci biologici utilizzati sono cobimetinib (Cotellic®), trametinib (Mekinist®) e binimetinib (Mektovi®).
- Inibitori di cKIT: la mutazione del gene c-KIT è presente nell’1-3% dei melanomi - soprattutto quelli delle mucose, delle mani e dei piedi o del volto. I farmaci biologici utilizzati sono imatinib (Glivec®) o nilotinib (Tasigna®).
Attualmente, la terapia di riferimento è costituita dalla combinazione degli inibitori di BRAF con gli inibitori di MEK. È stato infatti dimostrato che l’associazione di questi farmaci è ampiamente più efficace rispetto alla terapia con il solo inibitore di BRAF in termini di controllo di malattia e di minor numero di effetti collaterali cutanei.
Le terapie a bersaglio molecolare si somministrano in compresse.
Gli effetti collaterali più frequenti sono dolori articolari, stanchezza, arrossamento cutaneo, formazione di calli alle mani e piedi, prurito, febbre, dolori muscolari, secchezza della pelle e fotosensibilità. Per alleviare la reazione alla luce del sole è bene evitare di esporsi ai raggi solari anche involontariamente (come ad esempio stando in auto o scendendo in giardino). È utile ed importante proteggersi sempre con creme solari ad alta protezione e indossando abiti coprenti (ad esempio, vestiti a maniche lunghe, pantaloni, ecc.). È sconsigliatissimo andare al mare o in montagna.
Un effetto collaterale importante causato dagli inibitori del gene BRAF è lo sviluppo di cheratosi e di altre formazioni cutanee, tra cui anche il carcinoma a cellule squamose, che deve essere rimosso chirurgicamente. Tuttavia, l’insorgenza di queste lesioni non rappresenta un problema perché hanno un decorso benigno. Per questo motivo, durante il trattamento con gli inibitori di BRAF è utile un controllo periodico dal dermatologo.


