Terapia fotodinamica (PDT)
Si basa sull’uso di raggi laser o di altre sorgenti luminose insieme a un farmaco fotosensibile somministrato per endovena allo scopo di provocare la morte delle cellule tumorali. Successivamente, il tumore viene irradiato con un raggio laser utilizzando a questo scopo il broncoscopio.
Gli effetti collaterali includono una temporanea maggiore sensibilità alla luce, per cui è bene evitare di esporsi a una luce intensa per un periodo variabile da un paio di giorni a qualche mese in funzione del farmaco fotosensibile utilizzato, gonfiore, infiammazione, mancanza di respiro e tosse.
La terapia fotodinamica può essere utilizzata a volte se il tumore interessa soltanto la parete di una delle vie aree principali e se la malattia è in stadio iniziale. È un trattamento considerato tuttora sperimentale per il trattamento del carcinoma polmonare avanzato e non indicato per tutti i pazienti. L’oncologo di riferimento è la persona più idonea a stabilire se può essere indicato per il singolo paziente.
Termoablazione
Consiste nell’introdurre, in anestesia locale, un ago attraverso la parete toracica per raggiungere la lesione polmonare neoplastica. Il calore generato da onde radio o microonde riscalda la punta dell’ago a una temperatura fino a 40-60°C, causando rapidamente la morte delle cellule tumorali raggiunte dal calore. La termoablazione si utilizza in alternativa alle altre metodiche quando queste non siano applicabili.
Crioterapia
Consiste nell’esporre il tumore a temperature molto basse (fino a -40° C), fino a ottenerne il congelamento, con successivo lento scongelamento dei tessuti interessati. Anche questa procedura, come la termoablazione, si utilizza quando non è possibile impiegare altre metodiche.
Ipertermia
Consiste nel riscaldare i tessuti tumorali a temperature controllate (40-43°C), senza danneggiare le cellule sane. Ciò rende le cellule tumorali più sensibili alla chemioterapia e alla radioterapia. Nel carcinoma polmonare, si usa in alcuni centri specializzati come trattamento complementare nei tumori localmente avanzati, in pazienti non operabili e/o in situazioni palliative.


