Solitamente l’iter diagnostico comincia dal medico di medicina generale che, dopo la visita, prescrive gli esami e le radiografie del caso e, se lo ritiene opportuno, può suggerire di consultare lo pneumologo per una più approfondita valutazione ed eventuale esecuzione di ulteriori esami.

Tomografia computerizzata (TC): tecnica radiologica che, partendo da tante inquadrature sequenziali dello stesso organo su piani successivi, produce delle immagini che, opportunamente elaborate da un computer, danno il quadro dettagliato delle strutture interne dell’organo esaminato. Prevede la somministrazione di una piccola quantità di mezzo di contrasto a base di iodio per una migliore visualizzazione. I soggetti allergici allo iodio o affetti da asma devono informare il medico preventivamente per effettuare una terapia desensibilizzante a base di cortisone e antistaminici per evitare il rischio di reazione al mezzo di contrasto.

La TC è di per sé indolore, ma è indispensabile rimanere sdraiati e immobili per qualche minuto. Di solito è consigliabile non mangiare né bere per almeno 4-6 ore prima di sottoporsi all’esame. È importante che i soggetti allergici informino il medico preventivamente per effettuare una terapia desensibilizzante per evitare il rischio di reazione al mezzo di contrasto.

Tomografia a emissione di positroni (PET): tecnica diagnostica molto sofisticata che combina la tomografia computerizzata tradizionale con la tomografia a emissione di positroni (PET), che utilizza una bassa dose di zucchero radioattivo per misurare l’attività delle cellule nelle diverse parti del corpo. La PET, infatti, consente di ottenere informazioni di tipo funzionale, permettendo di visualizzare le aree ‘metabolicamente attive’ e, quindi, pur non consentendo una diagnosi di certezza di tumore del polmone, ne aumenta la probabilità e mette in evidenza eventuali sospetti di metastasi linfonodali o a distanza. Rispetto alla TC, una volta ottenuta la diagnosi di certezza dalla biopsia, la PET fornisce informazioni più dettagliate e importanti per stabilire quale sia il trattamento più indicato. È fondamentale e obbligatoria prima di un intervento chirurgico per tumore polmonare allo scopo di evitare operazioni inutili; si esegue anche dopo la terapia per valutarne l’efficacia e stabilire se eventuali ‘masse’ residue sono costituite solo da tessuto cicatriziale oppure contengono cellule tumorali.

Prevede la somministrazione in vena (di solito del braccio) di una piccola quantità di sostanza moderatamente radioattiva. L’esame vero e proprio inizia dopo circa un’ora e richiede mediamente 30-90 minuti. Di solito è consigliabile non mangiare per almeno 6 ore prima dell’esame, ma è consentito bere.

Broncoscopia: tecnica endoscopica che consente al medico di esaminare la parte interna dei bronchi e di eseguire delle biopsie. La broncoscopia si esegue generalmente nell’ambulatorio per pazienti esterni, in anestesia locale, mediante un broncoscopio flessibile. L’impiego del broncoscopio rigido, oggi più raramente utilizzato con quest’indicazione, richiede, invece, l’anestesia generale e la permanenza in ospedale in osservazione per 24 ore.

Dopo aver sistemato il paziente nella giusta posizione, il medico nebulizza, attraverso le narici, nella parte posteriore della gola un anestetico in forma spray; quindi introduce delicatamente il broncoscopio attraverso il naso o la bocca e lo fa scorrere fino nei bronchi. Un apparato illuminante posto all’interno del tubo permette al medico di visualizzare eventuali aree anomale, di fotografare la mucosa interna dei bronchi e di prelevare campioni di tessuti o cellule per l’esame istologico o citologico.

La  broncoscopia  può  risultare  leggermente  fastidiosa, ma la sua esecuzione richiede solo pochi minuti. Si consiglia di non mangiare né bere per qualche ora prima della procedura e per almeno un’ora dopo la sua conclusione, perché, essendo la gola ancora insensibile per l’effetto dell’anestetico, il paziente non sarebbe in grado di accorgersi se il cibo o il liquido vanno dalla parte sbagliata. Una volta smaltito l’effetto dell’anestetico è possibile tornare a casa. Per un paio di giorni dopo la broncoscopia si potrebbe accusare un po’ di mal di gola, ma il fastidio scompare in poco tempo.

Agobiopsia polmonare TC-guidata: esame utilizzato per i tumori con localizzazione più periferica e quindi non raggiungibile dal broncoscopio. Si esegue in anestesia locale. Dopo l’anestesia, il medico, mediante guida TC, introduce l’ago attraverso la cute fino a raggiungere il polmone e preleva un campione di cellule da esaminare al microscopio. La procedura può risultare leggermente fastidiosa, ma la sua esecuzione non richiede che qualche minuto.

Dopo una biopsia polmonare può svilupparsi uno pneumotorace (entrata di aria nel torace) , che si manifesta di solito con dolore toracico acuto, sensazione di mancanza di respiro e costipazione toracica. Per questo motivo potrebbe essere consigliabile rimanere in osservazione per qualche ora dopo la biopsia polmonare. Informate l’oncologo se si nota la comparsa di uno qualunque dei sintomi indicati. Talora vi può essere la necessità di effettuare un drenaggio per eliminare l’aria.

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